Michelangelo Buonarroti

137infiniti: "Bottega d'arte pittorica" (arte, pittura, quadri, pittori, mostre)

Michelangelo Buonarroti definito: "Il divino", per la bellezza dei suoi capolavori (fu pittore, scultore, architetto, poeta)  

Pittura del primo ‘500

La prima metà del ‘500 è un momento di straordinario sviluppo delle arti, ed è denominato Rinascimento maturo, poiché si completano le premesse poste dall’Umanesimo. Dalle piccole corti umanistiche del ‘400 la scena dell’arte, durante il ’500, si sposta nelle grandi città, dove il ruolo degli artisti si potenzia. L’arte risente dello spirito dei tempi e torna a rappresentare l’uomo e la natura. Sono molto richiesti i dipinti di soggetto religioso, ma si eseguono diverse opere di soggetto profano, infatti, compaiono i paesaggi e l’uso del ritratto. Fino al Quattrocento i pittori sono solo degli artigiani che imparano il mestiere in una bottega con la guida di un maestro e l’arte è considerata di scarso pregio. In questo periodo, invece, la produzione artistica richiede studio oltre che pratica di bottega; pittori, scultori, architetti sono considerati degli artisti ed aumenta il loro prestigio. I migliori fra loro sono molto richiesti e profumatamente pagati.
I principi, soprattutto in Italia, fanno eseguire opere grandiose e raffinate per abbellire i loro palazzi, ospitano e proteggono letterati ed artisti. Gli artisti, in questo periodo, devono essere esperti in molti campi del sapere; si dedicano non solo alla pittura e scultura, ma spesso sono anche architetti e urbanisti. I loro interessi li spingono oltre le consuetudini e le opere d’arte diventano l'espressione del loro pensiero: l’amore per l’armonia classica per Raffaello, le riflessioni filosofiche per Michelangelo.                                     


Di giorno in giorno insin da' mie prim'anni,
Signor, soccorso tu mi fusti e guida,
onde l'anima mia ancor si fida
di doppia aita ne' mie doppi affanni.

(Michelangelo buonarroti da “Rime”, Sonetto 287)
Ritratto di Michelangelo Buonarroti

Biografia del pittore

Michelangelo nasce a Caprese, in Toscana, nel 1475. Lavora a bottega come pittore all’età di  13 anni; dal suo maestro, il Ghirlandaio, Michelangelo apprende l’uso del disegno. A Firenze egli studia l’arte classica e quella dei grandi innovatori che hanno lavorato in quella città lasciandovi splendidi capolavori d’arte, quali: Giotto, Masaccio e Donatello. Si dedica alla ricerca e grazie agli studi di anatomia realizza dipinti in cui le figure presentano muscolature molto pronunciate e si dispongono, con pose dinamiche, in composizioni nelle quali l’artista vuole esprimere la tensione e la forza interiore, come nella Creazione di Adamo. L’arte, per Michelangelo, non deve imitare la natura, ma esprimere le idee e i sentimenti degli artisti: gli aspetti migliori della natura devono essere scelti e utilizzati per la realizzazione di opere d’arte perfette. La linea crea, nei suoi dipinti, le forme e i volumi; i contorni sono netti e marcati, le composizioni come sculture, i colori sono brillanti e cangianti. Alla corte di Lorenzo il Magnifico, nel 1489, conosce i più importanti poeti, artisti, filosofi del tempo. La filosofia neoplatonica (che identifica con Dio “l’idea” di bellezza assoluta) e la religione cattolica riformata influenzerà il suo pensiero per tutta la vita. Dal 1496 lavora anche a Roma al servizio dei Papi Giulio II e Paolo III. È un uomo dall’animo irascibile, scontroso, diffidente e pessimista.  Nella personalità di Michelangelo convivono due aspetti contrastanti che emergono con evidenza nella sua arte: l’angoscia per il destino mortale dell’uomo e l’aspirazione al divino. Tra il 1508 e il 1512 è a Roma su invito di Giulio II per dipingere la Cappella Sistina. Muore nel 1564.

 

Cosa esprime l’arte pittorica di Michelangelo?

Michelangelo Buonarroti - Giudizio Universale

Per Michelangelo l’arte non ha come scopo l’imitazione della natura, ma l’espressione dei sentimenti e delle idee secondo il modello di bellezza ideale dell’artista. Il disegno è lo strumento per concretizzare l’idea dell’artista, mentre la pittura è quella che più si avvicina, come aspetto, alla scultura, la forma artistica da lui prediletta. L’uomo, secondo il pensiero della filosofia rinascimentale neoplatonica, rispecchia la bellezza divina ed è l’opera più perfetta del creato. Lo studio dal vero di cadaveri e di modelli porta il pittore, Michelangelo, ad una tale conoscenza del corpo umano e della sua articolazione nello spazio da poterlo raffigurare in qualsiasi movimento e posizione, anche la più contorta. Un esempio è il Tondo Doni.

Michelangelo Buonarroti - Tondo Doni

Le opere del pittore

Tondo Doni (1503 – 1504). Tempera su tavola, diametro 120 cm. Firenze, Galleria degli Uffizi.
Descrizione:
Fu realizzato per le nozze di Agnolo e Maddalena Doni. Michelangelo in quest’opera mostra la concezione rinascimentale dell’arte come imitazione della natura. Il gruppo centrale riprende lo schema piramidale leonardesco, torsioni e rotazioni provocano movimenti contrastanti e asimmetrici (la Madonna alza le mani sopra la spalla destra per prendere Gesù Bambino da San Giuseppe).
I contorni sono netti e marcati, i colori brillanti e il chiaroscuro fa risaltare le figure.
Linguaggio e valori espressivi:
Il quadro ha anche un valore simbolico: il passaggio dal mondo pagano (figure nude sullo sfondo) all’umanità rigenerata da Cristo (gruppo divino in primo piano). San Giovanni Battista posto dietro una linea rigorosamente geometrica, ma con lo sguardo rivolto verso il Salvatore, è il legame tra i due mondi.

Creazione di adamo

Creazione di Adamo (1508 -1512). Affresco. Città del Vaticano, Cappella Sistina.
Descrizione:
L’affresco è situato nella parte più alta della volta della Cappella Sistina. Vi è rappresentata la creazione del primo uomo, Adamo. Michelangelo non rappresenta il momento in cui Dio plasma Adamo dalla terra, ma quello in cui lo anima, si desume nel gesto delle due mani che si sfiorano al centro della composizione. Il miracolo della creazione avviene al tocco del Creatore. L’uomo, plasmato nell’argilla, sembra ridestarsi da un sonno profondo per ricevere la vita. La pittura risolve col chiaroscuro ogni dettaglio anatomico.
Linguaggio e valori espressivi:
L’artista per questo dipinto trae ispirazione dal libro della Genesi (1:27), dove si legge: “Dio creò l’uomo a sua immagine: ad immagine di Dio lo creò”. Le anatomie dei corpi di Dio e di Adamo, infatti, sono simili: forti, con robuste muscolature valorizzate dal chiaroscuro, disposti con una stessa doppia torsione (le gambe verso sinistra, il busto verso destra. Il corpo di Adamo è perfetto, simile ad una scultura. Adamo sembra risvegliarsi e alzarsi dalla terra; il suo sguardo è rivolto verso Dio, con un’espressione di sottomissione e di paura. La figura di Dio è convessa, quella di Adamo concava, come se il corpo dell’uomo fosse un calco del corpo di Dio. I due indici che si sfiorano al centro traducono in immagine il soffio della vita. La mano di Adamo è appena mossa dalla nuova energia vitale che lo anima. Al centro c’è un vuoto importantissimo, che contiene i due avambracci e le mani che si sfiorano: è il luogo della comunicazione tra Dio e Adamo. Il gesto di Dio è autorevole, il suo sguardo deciso, il suo corpo muscoloso e forte. Sotto il suo braccio sinistro si trova Eva, la prima donna, futura compagna di Adamo. Dio, circondato dagli angeli, è avvolto in un manto violaceo che assume la forma di un cervello, simbolo di sapienza.
Emerge con chiarezza il pensiero filosofico del pittore sul compito dell’uomo: quello di cercare, con tutta la sua forza interiore, la via che conduce alla salvezza, al Bene supremo.

cappella sistina prima del restauro

Volta della Cappella Sistina (1508 – 1512). Affresco, 13x16 m. Città del Vaticano
Descrizione:
Gli affreschi della volta della Cappella Sistina sono il capolavoro della pittura rinascimentale. La superficie della volta è stata suddivisa dipingendo membrature architettoniche che inquadrano nove scene del Libro della Genesi. Attorno, sono collocati sette Profeti, cinque Sibille, gli Antenati di Cristo e coppie di Ignudi che sorreggono medaglioni con Storie bibliche. Michelangelo dipinse  da solo tutta la volta. La fatica fisica fu impressionante: l’artista lavorava ore e ore, causandogli malformazioni alla schiena e diminuzione della vista.
Linguaggio e valori espressivi:
Le immagini, della pittura, hanno un profondo significato filosofico. Rappresentano il passaggio dal mondo materiale prima della nascita di Cristo (gli Antenati di Cristo), al mondo spirituale (le Storie della Genesi) con l’aiuto dei Profeti e delle Sibille. Nella rappresentazione del Peccato originale e nella Cacciata dal Paradiso, Michelangelo riunisce in un’unica scena due avvenimenti consecutivi. Il Paradiso è arido e secco perché segnato dal peccato, la Terra è deserta e inospitale.
Il serpente tentatore ha un volto di donna, ma in realtà si tratta di due serpenti intrecciati che simboleggiano le forze del male e della vendetta. Nella Cacciata, Adamo ed Eva appaiono invecchiati perché nei loro corpi si è impressa la colpa.
  

Giudizio finale (1536 – 1541) Affresco, Città del Vaticano.
Descrizione:
Michelangelo ebbe da Clemente VII e da Paolo III l’incarico di compiere l’affresco nella Cappella Sistina e ne iniziò nel 1536 l’esecuzione protrattasi fino al 1541. Egli raffigurò nelle due lunette, in alto, due gruppi di Angioli che sorreggono la Croce e la Colonna, nella zona centrale Cristo tra i Beati e, nella parte inferiore, la Resurrezione della carne e l’Inferno. Mentre nella volta della cappella egli stesso divise lo spazio in tanti scomparti, ora riunisce i suddetti episodi in una sola gigantesca composizione, formata da un insieme d’immagini libratisi, con drammatico moto, nel cielo. Come in un enorme rilievo, le forme hanno una plasticità molto accentuata. Esse si muovono su un unico piano, quasi che la profondità non esistesse. Va notato, anzi, che le figure più grandi sono poste, col Cristo, al centro in alto. Ma è appunto con questo straordinario accorgimento che l’artista rende maggiormente simbolica la scena e dà drammatico risalto alle immagini impetuose di Dio e dei Beati, emergenti dominatrici dall’alta immensità del cielo.


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