Amedeo Modigliani, come molti artisti attivi nei primi decenni del Novecento, utilizzava tecniche tradizionali, in particolare la pittura a olio su tela, ma le reinterpretava attraverso una ricerca personale molto riconoscibile. La sua tecnica pittorica si caratterizza per un disegno essenziale e continuo, spesso tracciato con decisione prima della stesura del colore, a testimonianza dell’importanza fondamentale della linea nel suo lavoro. Le pennellate sono morbide e controllate, i passaggi cromatici delicati, con una tavolozza sobria dominata da ocra, bruni, blu e rossi spenti, che contribuiscono a creare un’atmosfera intima e silenziosa. Modigliani tendeva a levigare le superfici, evitando effetti materici marcati, così da conferire alle figure un senso di armonia e di astrazione senza tempo. I celebri colli allungati, i volti ovali e gli occhi spesso vuoti o appena accennati non derivano da un intento realistico, ma da una sintesi tra l’arte primitiva, la scultura africana e la tradizione rinascimentale italiana, che l’artista studiò con attenzione. Attraverso questa stilizzazione, Modigliani cercava di cogliere l’essenza interiore dei suoi soggetti, più che la loro somiglianza fisica, trasformando il ritratto in una forma di meditazione psicologica e spirituale. Il suo metodo di lavoro, apparentemente semplice, nasconde dunque una profonda riflessione sulla forma, sull’equilibrio e sull’espressione emotiva, elementi che rendono la sua pittura immediatamente riconoscibile e intensamente poetica.
Modigliani dipingeva principalmente su tela, ma utilizzava anche tavole di legno o cartone. La scelta del supporto influenzava il risultato finale, poiché per lui era essenziale il rapporto tra superficie e figura.
Le tele venivano trattate con gesso mescolato a colla animale per sigillare la superficie ed evitare l'assorbimento eccessivo dei pigmenti.
Modigliani usava pigmenti di qualità, senza preoccuparsi eccessivamente della loro provenienza. La sua tavolozza era limitata, ma efficace: