Luigi Pellanda - Pittore artista
Pittore di Bassano del Grappa |
Luigi Pellanda.
Ci si chiede, oggi più che ieri: è lecito dipingere come ai tempi di Caravaggio? La domanda riguarda direttamente Luigi Pellanda. La sua pittura, infatti, sembra riecheggiare modalità di secoli addietro, in particolare del Seicento. Ma forse - è il dubbio che mi posi già sei anni fa e che si ripropone ora - non è lo "stile" che viene ripreso, quanto l'"approccio alle cose".
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Ai tempi di Caravaggio dominava una pittura manieristica, sofisticata, intellettualizzante; e il genio del Merisi sta proprio nell'aver riproposto una visione il più possibile cruda e netta degli oggetti. Se ben si osserva, le differenze con il "clima" culturale odierno sono simili. E' da tempo che si richiede all'arte di uscire dagli "show" artificiosi per riprendere contatto con le cose.
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Pellanda, in questo senso, è perfettamente aderente alla cultura più aggiornata. Egli dipinge la realtà con una qualità tecnica che è pari al suo sforzo di rivelare l'intima essenza delle cose. Di Pellanda sono ben noti i quadri che ormai da non pochi anni, pur egli ancora giovane, dipinge: in genere nature morte (frutta, fiori, conchiglie, oggetti) posati sul tavolo. Di essi si ammira sopratutto il quoziente strepitoso del colore-luce, che irrora l'immagine e la rende, da reale com'è, quasi metafisica.
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Qui sta l'incanto della pittura. Gli ultimi dipinti sono ancora più immagati: specie quelli con le conchiglie bianche (la"tridacna") o con i fiori di magnolia. Il chiarore si diffonde al di là della vista: diventa un effetto di attrazione persin straniante. L'occhio non sa dove posarsi: cerca un appiglio nella luce: e l'ingombro fisico quasi sfugge. Ecco il punto fondamentale: la realtà di partenza (quella che noi continuiamo a chiamare "natura morta") viene superata dal valore interno della pittura, dalla sua magica irrorazione. Non a caso i quadri di Pellanda sono richiesti da colleziionisti d'avanguardia.
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Essi rappresentano quasi il limite della luce fisica: cioè il passaggio ad una luce trascendentale. E' interessante il percorso che Pellanda ha fatto in questi anni dal tono scuro al chiarore assoluto. E' un processo tecnico, ma non soltanto. La lenticolare analisi dell'oggetto può caricarsi (possiamo citare ancora l'esempio di Caravaggio) di un significato simbolico che prima pareva non asserci.
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Il dito puntato di Cristo o il petalo di un fiore di magnolia "parlano" un linguaggio che diventa trasparente. Questa tensione di Pellanda verso l'estrazione di una forza comunicativa nel suo linguaggio appare anche nelle sculture in bronzo (ad esempio la mela e mezza o il grande melograno) ed in particolare in un quadro-scultura intitolato "Manipolazioni genetiche". Esso unisce ceramica,bronzo,legno e pittura nella rappresentazione di una mela transgenica. |
E' una provocazione, certo: ma anche un modo per entrare nell'interno di una problematica che investe non solo l'arte, ma l'intera società. In altre parole: l'arte serve sì ad ofrire un piacere estetico, ma anche a sollevare nella coscenza degli uomini i temi di fondo dell'esistenza. Un esercizio che parrebbe confinato nel gusto intimistico, e quasi alchemico, della "religione dell'arte", esce alla scoperta e ci rende tutti compartecipi, una conchiglia o dei fiori o più semplicemente dei limoni posati sulla tovaglia, diventano motivo di scoperta, l'ho detto altre volte e lo ripeto - di confini che stanno "al di là". |
La nostra attrazione si tramuta in meraviglia; e la meraviglia in ricerca dell'assoluto. In questo senso Pellanda pare dotato di una qualità magica; di un carisma che trasforma ogni cosa egli dipinga. E debbo aggiungere: ogni volta che vedo le sue opere mi rendo conto che esse sono un passo avanti; un grado ulteriore per scrutare al di là dell'orizzonte della nostra sensibilità.
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Il tocco si fa ancor più lieve, quasi impercettibile; il colore diventa veramente luce, pura luce. E anche una conchiglia o un limone si mutano in "altra cosa".
Paolo Rizzi
Venezia, 2001
Luigi Pellanda è nato a Bassano del Grappa (Vicenza) nel 1964. |
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